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Il Castello dei conti Asinari poi Asinari Piossasco di None

Foto Castello Asinari di Virle 1600 [MBC, ASToSR, ASP/FV, mazzo 133.

Palazzotto signorile il cui aspetto più attuale può esser fatto risalire alla prima metà dell'ottocento. Attualmente sede dell' associazione Istituto San Vincenzo de' Paoli Costruzione che nelle vestigia attuali daterebbe la sua edificazione alla prima metà del XVIII secolo, sui ruderi di un precedente edificio di cui però non si hanno cenni storici, rilievi od altro che ci possa dare una traccia di come si presentava. Del precedente manufatto sappiamo che esisteva nel 1500 quando in data 17 dicembre il Vescovo di Torino, Mons. Della Rovere accordava un permesso a Baldassare Asinari e da tale documento si evince che era annesso al castello un oratorio (piccola chiesetta o locale per la preghiera da non confondere con l'attuale significato della parola oratorio piu' verosimilmente definibile giocatorio) nel quale era possibile celebrare le funzioni religiose ed un gerbido tra le due residenze. Nel 1575, in un consegnamento datato 22 settembre leggiamo "...tutto il castello di Virle appellato degli Asinari, con quattro torri rotonde et alte, ponte levatore et fossato a cerchi et il ricetto similmente al cui castello confinano li fossi tutti a cerco et a detti fossi coerenziano il ricetto di detto luogo, et a esso ricetto confinano il prefetto Signor Bernardino Romagnano, la chiesa di San Siro di Virle......" Nel 1696 il generale Catinat, comandante dell'armata francese impegnata nella guerra di successione e di stanza a Polonghera e Faule, ordinò la sua distruzione mediante minamento. Questo documento giustifica il fatto che il fabbricato, da sempre, viene definito "il castello" anche se nelle sue vesti attuali ben si discosta dal concetto classico di castello. Il "castello" fu riedificato nei primi anni del 1700: di certo sappiamo che a novembre del 1713 il Conte Gio' Michele faceva richiesta per l'approvvigionamento del materiale occorrente e nel 1724 furono realizzati i dipinti nel salone di rappresentanza. Fonti non documentate attribuiscono la sua riedificazione a danni bellici ascritti ai Francesi con la pace di Utrecht (1713). Quanto esposto, provato o non, giustificherebbe l'esistenza di un piano interrato con strutture portanti arcuate a tutto sesto e fondazioni a scarpa tipiche di edificazione antica e non più utilizzate dall'inizio del 1400, il che farebbe pensare alla conservazione di fondamenta preesistenti. Sarebbe a questo punto anche credibile la presenza a Virle dell'Ing. LAMPO, (regio Ingegnere militare del nascente regno di Sicilia prima e di Sardegna dopo), al quale potrebbe essere stata commissionata la progettazione della Parrocchiale. Il cornicione "raffazzonato" alla meglio, con un aggetto in pietra, ascrivibile ad una mancanza di fondi che hanno costretto a sveltire le operazioni: molto probabilmente una riduzione dei danni di guerra in capo alla Francia ridiscussi nel trattato dell'Aja (1720); tant'è che risulta agli atti che il Conte Asinari per l'erezione del castello di Virle si indebitò non poco e fu costretto a vendere molte sue proprietà specialmente a Torino. Nel 1773 fu investito del feudo di Virle il conte Giuseppe Gaetano Piossasco di None, che decise di ristrutturare l’intero edificio, modificandone anche l’aspetto esterno, forse per concorrere col vicino castello dei Romagnano. Alcuni storici suppongono che le modificazioni occorse al Palazzo siano opera dell’architetto Ignazio Birago di Borgaro, suocero del conte avendone sposato, nel 1775, la sesta figlia, Angelica Gabriella. L’intervento diede alle pareti esterne l’aspetto movimentato che ancora oggi conserva, con le belle modanature delle finestre. A Gaetano, successe il figlio Giuseppe Luigi Piossasco di none e della Volvera, che ebbe una splendida carriera presso il re Carlo Felice, il quale lo nominò nel 1826 maggiordomo (Regie Patenti del 10 ottobre 1826). Con disposizione testamentaria (15 marzo 1849), il conte fondò l’Istituto S. Vincenzo de’ Paoli in Virle. La seconda moglie, Luigia Enrichetta Birago di Vische, morendo nel 1863, lasciò in eredità tutti i possedimenti di Virle all’Istituto: il castello dei Piossasco, con le sue dipendenze, i palazzotti e gli edifici rustici, furono adibiti a ricovero per i poveri incurabili, per gli orfani e ad asilo per l’infanzia, nonché ad educandato per le fanciulle di Virle e del circondario. L’Istituto fu affidato alle suore Figlie della Carità di S. Vincenzo de’ Paoli, attive anche in molti istituti dei paesi vicini, come Carignano. Purtroppo l’edificio storico subì numerose alterazioni; anche l’esterno fu adattato alle nuove esigenze: furono abbattute le colonne che delimitavano lo stradone per il passaggio della carrozza; le siepi e i pruni che ornavano il piazzale antistante il castello furono eliminate, per adibire a piazza pubblica lo spazio. L’educandato fu chiuso a metà del ‘900. Se dal lato architettonico la struttura non ha linearità apprezzabile, il tutto tende molto al manieristico, sono di notevole pregio le decorazioni al suo interno: tutti i muri a piano rialzato e primo piano sono affrescati con motivi floreali molto delicati. Attraversato il rigoglioso giardino, per mezzo di una scalinata sospesa su un piccolo e mai utilizzato "fossato", si accede alla sala principale del primo piano, nel cui centro capeggia una statua della Madonna a testimonianza della fede che sempre a pervaso gli inquilini di questo luogo. Da questa sala è possibile accedere a tutti gli ambienti del piano terra: cappella privata, varie stanze ormai in disuso e gli attuali uffici dell'Istituto San Vincenzo. Sulla sinistra fa bella mostra di se uno scalone che conduce al primo piano. Un'attenzione particolare va rivolta al salone centrale esempio ben riuscito di quadraturismo: l'illusionistica dilatazione spaziale degli ambienti tramite la prospettiva architettonica. Questa corrente pittorica viene riscoperta, codificata e diffusa nello stato Estense sin dalla metà del Seicento, e proprio da questi luoghi arriva il pittore che operò a Virle: Giuseppe DALLAMANO. La sua attività fu feconda e molti furono i suoi impegni di cui il più famoso è sicuramente il salone di Villa della Regina a Torino. L'anno in cui cominciò gli affreschi di Virle non è specificato nella sua biografia, ma per la data in cui fini possiamo riferirci all'iscrizione presente su una delle tre porte d'accesso e cioè il 1724. Il salone di rappresentanza e a doppia altezza, ed ha solo due elementi che sporgono realmente dal profilo del muro: le lesene e la cornice, in cui però le modanature sono solo disegnate. Attigua al Salone di rappresentanza, deve il suo nome (e il suo lato interessante) ai dipinti posti al disopra delle porte, di chiara ispirazione orientale. Alcuni di questi portano ancora le tracce di un incendio dei primi anni 80.

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